Non di me, ma di quello che amo fare.

Amo cercare le connessioni intricate dell'inconscio, intrecci del caso o del destino.
Amo inseguire i percorsi della memoria, per slegarla da tutto ciò che le toglie musica e verità.

Nodi dello spazio contemporaneo

di Manuela Gandini

L’Annodanza è un incontro tra geometrico e organico, tra lo spazio del progetto e una dimensione emotiva. La dualità si fonde nell’area monocroma della tela. E’ uno scarabocchio, un grumo o - per meglio dire - un segno esistenziale sulla pagina vuota di una giornata qualsiasi. Giusi Loisi appartiene alla generazione dell’arte post-femminista, non usa pennelli ma corde, cordoni, fili, lane per creare stati dell’anima: le Annodanze. Il termine è un mix fra la drammaticità del nodo e la leggerezza delle danze. I nodi, il più delle volte non sono scomposti, ma ordinati come fiocchi di neve, sferici come ricci di mare o minacciosi come virus. Hanno fattezze organiche e sono tridimensionali. Come un’ossessione o un groviglio emozionale che riaffiora quadro dopo quadro, le Annodanze sono pensieri sottaciuti, materiali del subconscio, che prendono forma e si impongono al mondo con impeccabile pulizia formale.
La corda lega, ricuce gli strappi, designa un oggetto inconscio e diventa traccia. Quante volte le donne hanno usato nell’arte il materiale che, per educazione, le voleva docili esecutrici di ricami di disegni prestampati su piccoli canovacci? Ebbene le artiste hanno usato lo stesso materiale per rompere le forme, il bel cucito, il destino già tracciato. Loisi buca la tela con il punteruolo, come faceva Lucio Fontana per i suoi “Concetti spaziali”, poi chiude le ferite velocemente e istintivamente rimedia, ricompone l’infranto e crea “Nodi spaziali”.
L’Annondanza è l’atto di un’atmosfera, in versione occidentale femminile, ricorda lo Shodō: l’arte della calligrafia giapponese, praticata però con lo spago anziché con il pennello. Il segreto dello Shodo è l’unione tra mente e anima.
Le Annodanze hanno colori diversi e ricalcano elementi vegetali o animali in un alfabeto del tutto personale. Pur compiendo un percorso del tutto personale, Loisi mostra una condizione umana ingarbugliata di alienazione e restrizione che coinvolge il genere femminile ma anche maschile. Il filo è per lei una strada da fare a ritroso. E’ alternativamente il problema e la soluzione: angoscia e vitalità.
Le Annodanze ricordano Penelope che tesse di giorno e disfa la tela di notte e Penelope è metafora del dipanarsi irrazionale della vita stessa. La condizione mentale dello Shodō viene definita mushin (無心), che significa “senza pensieri/a cuor leggero”. Le Annodanze sono una porta di libertà su un destino ambiguo e incerto. Legano il mondo terreno a quello spirituale e si rivelano come entità (o come incognite) mai uguali a loro stesse.

ANNODANZE

di Rosanna Accordino

Il progetto presentato da Giusi Loisi, manifesta una ricerca interiore di forma ed equilibrio. Il lavoro “maniacale” dell’artista, da cui derivano le “Annodanze”, si concentra tutto nel centro della tela.
È un accumulo ordinato di pensieri che si incrociano in un eterno ritorno cadenzato. Sembra governato da leggi cosmiche, dove ogni intreccio rappresenta la rotazione di un corpo celeste, ma anche la matassa di energia condensata del suo nucleo, che tiene in vita l’astro nel vuoto cosmico rappresentato dalle campiture piatte e monocrome. I colori utilizzati sono brillanti, catturano l’attenzione mantenendo una linearità sofisticata. Forme e colori, dunque, si uniscono in un abbraccio che culla e protegge, ma che si prepara, poco alla volta, a schiudersi e a fluire nello spazio.

ANNODANZE

di Vittorio Sgarbi

La composizione materica, che si fonda sul dialogo tra la monocromia dello sfondo e l’intreccio di corda al centro, rientra nel progetto che l’artista definisce Annodanze. Si tratta di una rappresentazione astratta del perfetto ordine universale, figurato nel perenne incrocio di linee allusivo alla complessità dell’esistenza che in quell’equilibrio ha la sua gestazione.


Biografia

Giusi Loisi nasce a Bari nel 1971, dove studia marketing e comunicazione presso la facoltà di Economia.
Nel 1995 si trasferisce a Milano e inizia la sua carriera in ambito pubblicitario. Milano le offre l’opportunità di dedicarsi all’arte, una passione impellente ma inespressa che l’ha accompagnata fin da bambina.
Inizia la sua attività artistica con sperimentazioni polimateriche utilizzando materiali naturali, anche organici, fino a giungere alla Annodanze: un accumulo ordinato di pensieri e oggetti inconsci che si incrociano in un ritorno cadenzato, un lavoro maniacale di cuciture e intrecci di corda sulla tela, alla ricerca di forma ed equilibrio, estetico e interiore.
Partecipa a numerose mostre collettive ed eventi artistici ed è presente in numerose pubblicazioni d’arte.

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